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ENNIO FLAIANO, A CENTO ANNI DALLA NASCITA
IL RICORDO DELLE SUE CITTÀ
Sono passati cento anni dalla nascita di Ennio Flaiano. Era il 5 marzo del 1910. Cento anni suonano d’antico, troppo antico, per uno come lui. Moderno. Di una modernità che valeva negli anni Cinquanta e Sessanta esattamente come vale oggi. Pungente. Talmente tanto da entrare fino nel midollo del costume e della società, attraverso aforismi e modi di dire che hanno acquisito lo status di sentenze, nette e inconfutabili come i prodotti senza tempo della sapienza popolare.
Flaiano era pescarese. Era nato nella stessa strada in cui era nato Gabriele d’Annunzio. E forse il destino dei pescaresi è quello di fare fortuna altrove, di vivere le proprie radici solo come nostalgia. Eppure è difficile immaginare due figure di intellettuali più diverse fra di loro. Due modi più distanti di vivere la mondanità e la società. Nello stesso tempo entrambi hanno lasciato una traccia indelebile nel linguaggio e nel costume, nella capacità di elaborare immagini e di divulgarle. Schivo l’uno, esuberante l’altro. Ma tutti e due imprescindibili nella storia culturale del secolo scorso.
Sono passati cento anni dalla nascita di Ennio Flaiano e la sua città lo celebra. O forse è meglio dire le sue città. Sì perché Flaiano, pescarese di nascita, si è trasferito presto a Roma. La città eterna ricorderà “Un Flaiano a Roma” nella sala Pietro da Cortona dei Musei Capitolini, con un incontro fra amici, scrittori e registi. La “Casa del Cinema”, fra le altre iniziative, proietterà film ispirati alle sue opere o da lui sceneggiati, da “La cagna” di Ferreri a “8 e ½” di Fellini fino a “La notte” di Antonioni. Anche Vienna renderà omaggio a Flaiano il 9 marzo con Renato Minore, Dante Marianacci e Lucilla Sergiacomo.
Ma è soprattutto la città natale a riscoprirsi flaianea. Il Consiglio comunale si riunirà con una seduta aperta a cui parteciperà Enrico Vaime. La Fondazione Edoardo Tiboni – Associazione Culturale Ennio Flaiano, ha messo a punto un calendario fittissimo che ha ottenuto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e che si protrarrà fino al 4 luglio, giorno conclusivo della 37^ edizione dei Premi Flaiano. Si comincia il 5 marzo al Mediamuseum con l’inaugurazione della Mostra nazionale di cimeli, inediti e autografi “Ennio Flaiano. Scrittore minore satirico dell’Italia del benessere”, organizzata in collaborazione con il Fondo Manoscritti dell’Università di Pavia. Mostra che resterà aperta fino al 30 aprile. Sempre al Mediamuseum, ci sarà l’annullo filatelico del francobollo dedicato a Flaiano dalle Poste Italiane. Il 6 marzo Alberto Arbasino, Paolo Sonetti, Andrea Camilleri, Masolino d’Amico, Joseph Farrel, Francesco Maselli, Renato Minore, Fabrizio Natalizi, Walter Pedullà, Jacqueline Risset, Giovannino Russo, Lucilla Sergiacomo, Edoardo Tiboni, Marisa S. Trubiano, Enrico Vaime e Franca Valeri parteciperanno al Convegno internazionale di Studi “Nostalgia e attualità di Flaiano”. Fino a aprile, inoltre, il Mediamuseum riproporrà il cinema di Flaiano, oltre a una rassegna di documentari e rappresentazioni teatrali.
Una serie di eventi che rendono omaggio a una produzione fittissima, spesso pubblicata postuma, mai scontata, sempre attenta a guardare dentro alle pieghe, nelle scuciture, con un occhio acutissimo e un’intelligenza satirica che hanno impresso il loro segno nel cuore stesso della società contemporanea.
L’impressione, però, è che l’atmosfera intorno alle celebrazioni flaianee sia tutt’altro che gioiosa. È quasi come se Pescara si sentisse un po’ orfana. Quanto della città adriatica ci sia in Flaiano è facile da intuire. Un legame sobrio ma tenace con quelle estati un po’ paesane, trascorse fra la spiaggia e Pescara vecchia. Ma quanto Pescara abbia saputo apprendere da Flaiano è più difficile da carpire. E la sensazione di solitudine nasce proprio da qui. Da un’eredità forse non fino in fondo acquisita, dal sospetto di non aver dato o fatto abbastanza per un simile figlio. Flaiano, oggi più che mai, viene proposto come il volto di Pescara, fra il fumetto e la foto in bianco e nero. Quasi la riconquista di un’identità.
Valeria Masciantonio
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