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MUSICA, INTERVISTA AL PROFESSOR GIUSEPPE CIUNCI

 

Il professor Romolo Pandolfi, Dirigente dell’U.N.L.A., in occasione di un simposio culturale tenutosi a Pescara il 5 giugno u.s. ha intervistato il professor Ciunci, esperto in materia di spettacolo e musica, presente al simposio.


Professore, sappiamo che Lei è un uomo particolarmente preparato in materia di spettacolo ed in modo speciale in musica classica. Può dirci se c’è, oggi, una sensibilità dei giovani verso tale tipo di musica ed in modo speciale in quella lirica?
I motivi del non avvicinamento dei giovani alla musica classica ed in modo speciale a quella    lirica trovano radici nella esigenza dei giovani di uniformarsi ai miti creati dai mass-media.
I discografici si sono adeguati alla musica leggera espressa da cantanti dall’accattivante aspetto fisico che hanno invaso il mercato creando una sudditanza di gusti da parte dei giovani che, si sa, oggi sono attratti dalle figure mitizzate come ad es.: quelle dei calciatori.
Si potrebbe dire che il mercato ha monopolizzato i gusti musicali dei giovani allontanandoli dai modelli più classici e quindi più impegnativi.

Si sente dire che le voci di un certo spessore non sono oggi tanto numerose. È un difetto di vocazione al canto o di carenza di appoggio delle Istituzioni al filone del canto lirico?
Il motivo principale è dato dal tipo di vita frenetica che oggi impera in tutti i settori della società.
La vocazione al canto lirico, come Lei la chiama, presuppone tre caratteristiche fondamentali: lo studio, la maturità e la presa di coscienza e perciò il sacrificio.
Sappiamo però che la parola “sacrificio” non è molto amata dalle nuove generazione.
In quanto alle istituzioni ( e ci riferiamo a quelle relative al nostro argomento) occorre notare che esse non sono immuni da due criteri devianti. Il primo si collega alla prima domanda che Lei mi ha posto; infatti la presenza del fenomeno “mitizzazione” favorisce in controluce anche quello della “banalizzazione”
Il secondo motivo è dato dalla scarsa o addirittura assenza della meritocrazia che non consente il fiorire di quelle “vocazioni” a cui Lei si riferisce.

La lirica in televisione ha un rendimento pari agli spettacoli lirici dal vivo?
Mi sento di esprimermi con forte incisività: la TV ammazza la lirica!
Infatti la tv spinge alla percezione immediata del linguaggio televisivo che inconsciamente, prende il sopravvento su quello vocale.
Inoltre l’esasperata focalizzazione dei particolari dell’immagine operata specialmente sui cantanti, mette in luce angolazioni visive che allontanano l’attenzione dello spettatore dall’insieme che è fatto di drammaturgia filmica e di drammaturgia musicale.
Questo fenomeni non accadono con le audizioni radiofoniche

La produzione filmica di oggi, pare non stia riscuotendo il plauso che, invece, riscuoteva la cinematografia di cinquanta anni or sono?
La Sua affermazione, tolta la formulazione dubitativa del verbo “pare” è vera solo per l’Italia. Perché?
C’è un motivo storico che individua l’abitudine negli ultimi decenni dei registi italiani di nutrirsi di ideologismi e ciò ha creato in loro una presunzione quasi assiomatica.
Non è estranea la presenza della politica nella produzione cinematografica poiché ha avvallato l’emergere di personaggi scialbi e di scarso valore artistico.
Queste sono le cause che a mio parere spiegano il declino della cinematografia in Italia

Per la conoscenza della produzione musicale è più importante che la critica si avvantaggi del sistema comparativo (sincronico) o di quello cronistorico (diacronico)?
Anche se la domada è complessa a me pare che la risposta possa essere semplice.
I due aspetti sono complementari e al critico attento, nell’esaminare un’opera, non potrà sfuggire le implicanze storiche dell’opera stessa implicite nell’esame sincronico dello spartito.
Ad esempio l’analisi della Traviata di Verdi deve spaziare alle componenti diacroniche quindi storiche in cui il capolavoro verdiano ha preso corpo

Grazie, professor Ciunci delle Sue puntuali risposte che mettono in luce la Sua larga competenza in materia e spero di rivederLa presto in una prossima e gradita occasione

Romolo Pandolfi
(giornalista)

 

 

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