Lorenzo, nato a Pescara nel 1985, ci mostra le foto scattate in Lituania, dove ha frequentato l’Accademia d’Arte per un inverno; ci parla di un crocevia di stili, di storie e di sperimentazione ai confini dell’Europa. Ora è di nuovo a Pescara, con tanti nuovi progetti e una personale da organizzare a giugno alla Galleria di Cesare Manzo.
“La mia passione per l'arte è nata quando avevo all'incirca 16 anni; frequentando l'istituto d'arte, guardavo i lavori degli studenti più grandi e più talentuosi, ne provavo una profonda e sana invidia, cercavo di imitarli. Poi studiando storia dell'arte ho incominciato ad avere i primi idoli del passato. La mia prima passione l’ho avuta nei confronti degli impressionisti: ne ero letteralmente innamorato tanto che stavo ore e ore al giorno cercando di imitarne le tecniche guardando le foto da un libro. Infatti la prima mostra importante che ho visto è stata proprio su Alfred Sisley, uno dei protagonisti di questo movimento.”
Gli chiediamo qual è la sua maggiore fonte di ispirazione e come nasce in lui l’opera d’arte.
“Sono le immagini che arrivano dalla mia immaginazione, non mi servo mai di foto o di cose esistenti, mi piace cominciare un dipinto, un disegno senza sapere dove vado a finire, pur sapendo quando dovrò fermarmi. Quando dipingo non provo sempre le stesse sensazioni, a volte posso
arrivare a disegnare solo perché mi sto annoiando e spesso poi da quella noia piatta scaturiscono dei segni che mi rispondono, che mi smuovono, e allora continuo sempre più convinto e preso da quello che sto facendo. Si potrebbe definirlo una sorta di viaggio parallelo alla realtà se vogliamo; quando dipingo o disegno mi sento libero come un bambino, ma sempre con una tensione costante. A volte provo una frenetica irritazione quando dipingo perché ciò che sto facendo non mi piace, a volte sono euforico perché sta venendo bene e allora mi devo calmare altrimenti con un eccesso potrei rovinare tutto. Altre volte mi spavento per le figure che creo perché hanno un alone di violenza; diciamo che sono soggetto a sbalzi di umore quando dipingo.”
Lorenzo ci parla poi degli artisti che lo hanno maggiormente influenzato.
“Sono molti, moltissimi; i miei più cari sono Piero Manai, David Lynch e Cy Twombly, parlando di quelli più recenti. Questi tre artisti, pur essendo completamente diversi, hanno una cosa in comune che io ammiro molto: il loro approccio nel creare è straordinariamente autentico e sincero.”
Lorenzo ha qualche progetto per il futuro
“Spero di poter vivere della mia arte e di poter finire i miei studi fuori dall'Italia, magari a Tallinn; ho incominciato ad avvicinarmi al mondo dell'animazione in questi ultimi tempi e spero che dall'animazione, perché no, potrei andare a finire nel cinema, altra mia grande passione di sempre. Non so se si lavora meglio all'estero, dipende anche dal proprio carattere e cosa si cerca; io credo che attualmente l'Italia non offra molte possibilità agli artisti, quindi provare altre realtà penso sia comunque vantaggioso. Lorenzo Aceto non è molto loquace, se non si parla di arte; da poco ha preso un piccolo studio alla periferia di Pescara per creare in santa pace. Non fa mai riferimento ai premi che ha preso, alle personali che ha organizzato: si parla di grafite, animazioni, fotografie, birra e sigarette fino a tarda notte. Ma tornerà allo scoperto per la prossima mostra nella nostra città.
Silvia Martelli